Accade all'UE n 342 - Settimana dal 3 al 7 aprile 2017
L'editoriale

E’ guerra totale, a prima vista, quella che l’amministrazione Trump ha sferrato all’“ordine costituito internazionale”. Quello dei dazi, e in genere l’offensiva sulla politica commerciale, è l’ultimo fronte aperto dopo che, dall’insediamento il 20 gennaio scorso, sono stati messi in discussione molti dei terreni di gioco della politica internazionale. Immigrazione, clima, accordi economici internazionali, alleanze politico-strategiche, relazioni bilaterali rispetto a quelle multilaterali, politica commerciale, … non vi è ambito che non sia sottoposto ad una sorta di “rivoluzione copernicana”.

L’Europa, intesa anche come Unione europea, è certamente fra gli obiettivi più evidenti dell’offensiva a tutto campo di Donald Trump. Innovando con una consolidata visione americana il nuovo Presidente ha, in effetti, inteso fin qui delegittimare il ruolo e la rappresentatività dell’Unione europea – che pure gli USA hanno contribuito fortemente a creare – affermando a più riprese che intende trattare solo con i singoli Paesi membri e mantenendo al minimo livello i rapporti formali con le istituzioni Ue.

La guerra dei dazi, da questo punto di vista, si inserisce quindi in un terreno in cui sono destinati a scompaginarsi tutti i precedenti equilibri. Certo, ha ragione chi sottolinea l’ipocrisia di proclamarsi apostoli del libero commercio da parte di alcuni Paesi europei che per tacitare le rispettive opinioni pubbliche hanno ostacolato in tutti i modi il negoziato sul TTIP, ma è indubbio che il tentativo di Trump di riequilibrare la bilancia dei pagamenti americana, passando oltre le regole esistenti, irrompe nel modo più fragoroso possibile in un contesto in cui si stanno giocando altre partite molto importanti, a partire da quella relativa alla questione dell'eventuale riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina.

In ogni caso se c’è un motivo in più fra europei per cooperare più strettamente ed assumere rapidamente posizioni condivise è proprio questo. Guai a reazioni individuali e magari scoordinate tra di loro. Il rischio esiste, anche per effetto "Brexit" e perché c'è, appunto, chi spinge attivamente in tal senso.

Gianfranco Dell'Alba

 

Qui i resoconti della settimana dal 27 al 31 marzo

 

Focus Europa

Sul fronte parlamentare, dal 3 al 6 aprile si terrà la sessione plenaria di cui segnaliamo i principali dossier in discussione:

  • Lunedì 3 aprile si discuterà su “Olio di palma e disboscamento delle foreste pluviali” di cui è relatrice l’On.  Kate?ina Kone?ná;
  • Martedì 4 aprile si terrà un’inchiesta su “La misurazione delle emissioni nel settore automobilistico” degli On. Jens Gieseke e Gerben-Jan Gerbrandy;
  • Mercoledì 5 aprile si terrà una discussione prioritaria sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea;
  • Martedì 4 aprile si terrà una discussione congiunta sulla revisione del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020.

Ad aprire la settimana in Consiglio, lunedì 3 aprile, è il Consiglio Agricoltura e Pesca si riunirà a Lussemburgo per affrontare, tra gli argomenti all’ordine del giorno, il regolamento omnibus con l'obiettivo di fornire un orientamento politico sugli aspetti agricoli della proposta e la relazione della Commissione sull'attuazione delle aree di interesse ecologico. Tra le "Varie", i ministri saranno informati degli ultimi sviluppi della recente frode sulle carni in Brasile ed esamineranno la semplificazione della PAC, non solo nell'ambito del periodo successivo al 2020, ma anche in termini di diritto derivato.

Inoltre il 7 e 8 aprile si terranno la riunione dell’Eurogruppo e la riunione informale del Consiglio ECOFIN durante la quale i Ministri delle Finanze dell’UE si confronteranno su come ridurre l’ammontare di performing loans (NPL) che pesano sui bilanci delle banche, impedendo la ripartenza del credito. 

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