Report sui progressi digitali nell’UE per l’anno 2016

Il 23 maggio la Commissione europea ha pubblicato il Report sui progressi digitali nell’UE per l’anno 2016.

L’analisi dimostra come gli Stati membri si trovino in fasi molto diverse nello sviluppo dell’economia digitale: se i paesi nordici sono addirittura tra i più avanzati al mondo (per la prima volta, infatti, la Commissione ha messo a confronto le performance europee con quelle dei concorrenti internazionali nel rapporto “I-DESI”), altri paesi hanno ancora un importante gap da colmare.

Il Report prende in considerazione cinque diversi aspetti: 1. connettività, 2. competenze digitali, 3. uso di internet, 4. integrazione della tecnologia digitale da parte delle imprese, 5. servizi pubblici digitali e contiene una serie di rapporti sulle performance nazionali. A questo link, il report specifico per l’Italia: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy

In sintesi, i principali progressi registrati rispetto all’anno precedente riguardano:

- la rete Internet e mobile più veloce;

- una più ampia gamma di servizi online offerti dalle amministrazioni pubbliche;

- un aumento del numero dei cittadini che acquistano online.

Con riferimento alla “connettività”, il report mostra come Belgio, Paesi Bassi e Malta siano leader in Europa nella diffusione della banda larga, mentre Croazia, Grecia, Italia e Cipro siano in fondo alla lista. Quanto alla copertura con tecnologie a banda larga veloci (accesso di nuova generazione - NGA), anche in questo caso, Malta, Belgio, Olanda e Lituania sono i migliori con una copertura di almeno il 95%, mentre la Grecia, l’Italia e la Francia sono al di sotto del 50%.

Per quanto riguarda il “Capitale umano”, il 76% dei cittadini UE utilizza Internet regolarmente ma il  45% non ha ancora le competenze digitali di base. Inoltre, se da un lato l’occupazione dei professionisti ICT è cresciuta di oltre il 4% all’anno negli ultimi dieci anni, i laureati ICT sono diminuiti ancora del 40%.

L’Italia si trova al 24° posto tra i paesi dell’UE con riferimento al “Capitale Umano”. Come ricorda la Commissione, “l’Italia non può sperare di cogliere appieno i benefici dell'economia digitale fino a quando un terzo della sua popolazione continua a non utilizzare regolarmente Internet” (monito che non è cambiato purtroppo dall’anno scorso). Se da un lato, infatti, la percentuale di utenti regolari di Internet è cresciuta di 4 punti percentuali, dall’altro almeno il 31% di questi utenti abituali manca ancora di competenze digitali di base. La principale causa di questa mancanza di competenze digitali, secondo la Commissione, è da ricercarsi, anche quest’anno, nel basso livello di istruzione della popolazione italiana (solo il 42% della popolazione ha un livello di istruzione superiore alla secondaria inferiore, il quarto valore più basso nell’EU28), e della quota importante di popolazione in età avanzata. Rimane basso anche il numero di laureati STEM e di specialisti ICT.

Quanto all’utilizzo di Internet da parte dei cittadini e delle imprese, la Commissione ha registrato un leggero progresso nella vendita online da parte delle imprese europee. Il 16,7% vende online, con un incremento di soli 3,5 punti percentuali in cinque anni. Le grandi aziende sono le più attive con il 38%. Questi dati indicano quindi l’aumento del divario nell’e-commerce tra le PMI e le grandi imprese.

Nell’utilizzo di Internet da parte dei cittadini, purtroppo, l’Italia è all’ultimo posto nell’UE. I motivi sarebbero da ricercarsi, secondo la Commissione, nell’ulteriore diffusione di contenuti a pagamento (che scoraggia i lettori occasionali) e nell’ampliamento della “popolazione Internet” (che include quindi anche utenti con livelli di istruzione più bassi).

Nell’integrazione della tecnologia digitale da parte delle imprese, invece,  l’Italia è al 20° posto nell’UE. Le imprese italiane non registrano molti progressi nello sviluppare soluzioni di eBusiness, ma il canale di vendita e-commerce sta guadagnando importanza.

Positivi infine i dati sullo sviluppo dell’eGovernment nell’UE. I report nazionali mostrano anche alcune buone pratiche nei vari Stati membri; tra questi si citano i sistemi di identità elettronica in Italia e Ungheria.

Il rapporto descrive anche il contributo offerto dal programma Horizon 2020 allo sviluppo dell’ICT. Nei suoi primi due anni di attuazione, H2020 ha stanziato 2.4 miliardi di euro di finanziamenti  a 850 progetti nel campo delle TIC, attirando 3.312 organizzazioni. Reti del futuro, sistemi cognitivi e robotica sono le aree di ricerca che attraggono il maggior numero di partecipanti.

In termini assoluti, la Germania e il Regno Unito sono in questo campo i più grandi beneficiari di fondi UE, ma la Grecia e Slovenia sono i paesi con il più alto finanziamento in relazione alle dimensioni del loro settore ICT.

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