Le "priorità digitali" dei principali partiti politici europei

Per il  PPE, i liberali dell'ALDE e i socialisti, il settore digitale è la chiave per la crescita. L’estrema sinistra attacca duramente lo “spionaggio” americano, mentre il mondo del web sembra essere una terra sconosciuta per gli euroscettici, che non dichiarano nulla a riguardo.

Jean-Claude Juncker, il candidato del PPE alla Presidenza della Commissione europea, ha dichiarato che affronterà la questione dell’economia digitale sin dal suo primo giorno in Commissione. La sua intenzione è di unificare il mercato digitale europeo così da semplificare l'offerta di servizi da parte delle imprese in tutto il Continente.

La posizione dei Liberali è simile: Guy Verhofstadt, il candidato liberale alla Presidenza della Commissione europea, ha dichiarato che se non si unificherà il mercato digitale si "perderà la battaglia sul futuro". La proposta di Verhofstadt non va comunque molto oltre l’attuale pacchetto sul mercato unico delle TLC.

Il PPE è invece più su una posizione “di attacco”: un vero mercato interno "necessita di operatori pan-europei”, ha sostenuto recentemente Juncker a Helsinki.

Martin Schulz, il candidato socialista alla Presidenza della Commissione europea, estende il dibattito alla disputa con i “giganti di internet americani" (OTTs), poiché non soggetti a nessuna delle regole che generalmente si applicano agli operatori Telecom. L'"arma” di Schulz sarà il diritto alla concorrenza, insieme con la tassazione dell'economia digitale: obiettivo dei socialisti è di tassare le imprese nel paese in cui operano, principio che deve essere valido anche per gli OTT.

Tutti condividono la necessità di maggiori investimenti nell’economia digitale e per lo sviluppo della banda larga, una condizione vitale per l’Europa.

Il liberale Verhofstadt è tuttavia l’unico candidato a suggerire una fonte di finanziamento, ovvero la PAC (Politica Agricola Comune) proprio per gli investimenti per la banda larga ad alta velocità, come ha proposto nel manifesto “Per avanzare velocemente col digitale”, presentato di recente a Dublino.

Infine, c’è un tema su cui tutti i candidati hanno preso posizione, quello dei dati personali.

Liberali e socialisti sembrano essere sulla stessa lunghezza d’onda: chiedono, infatti, entrambi il requisito del consenso esplicito degli utenti per l’utilizzo dei loro dati e il riconoscimento del diritto all'oblio.
Il PPE evidenzia il bisogno di un bilanciamento tra una protezione dei dati effettiva e regole che permettano alle imprese di operare senza eccessive barriere.

I Verdi hanno invece la posizione più rigida: a loro avviso, i dati personali appartengono agli individui, non alle imprese nè ai Governi.

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